Musical Disclosure — Episodio 55: Coldplay

Introduzione

Una nuova settimana di Musical Disclosure, dedicata a una delle band di maggior successo degli ultimi venticinque anni: i Coldplay. Prima degli stadi, dei braccialetti luminosi e dei record di pubblico, c’erano quattro studenti universitari londinesi e un disco intimo, quasi sussurrato, che ha cambiato la loro vita. In questo primo appuntamento raccontiamo gli inizi e la trilogia d’esordio.

Coldplay — dagli esordi a “X&Y”

Quattro ragazzi alla UCL

La storia comincia nel settembre 1996 nei corridoi della University College London, dove Chris Martin e Jonny Buckland si incontrano e iniziano a scrivere canzoni insieme. Presto si aggiunge il bassista Guy Berryman, e nel gennaio 1998 il batterista Will Champion completa la formazione. Dopo qualche nome provvisorio, tra cui Starfish, la band sceglie quello definitivo: Coldplay. Un ruolo decisivo lo ha anche Phil Harvey, amico di Martin, che finanzia di tasca propria il primo EP, “Safety” (maggio 1998), e diventa il manager del gruppo; ancora oggi i Coldplay lo considerano a tutti gli effetti il quinto membro. Una talent scout li nota a un concerto a Manchester e, nell’aprile 1999, arriva il contratto con la Parlophone.

“Parachutes”

Il primo album, “Parachutes”, esce nel Regno Unito il 10 luglio 2000. Registrato tra Londra, Liverpool e i Rockfield Studios in Galles, e coprodotto dalla band con Ken Nelson, è un disco raccolto e malinconico, fatto di chitarre acustiche, pianoforte e una voce che sembra parlare a un amico. Il singolo “Shiver” apre la strada, ma la vera svolta è “Yellow”, uscita a giugno 2000: una canzone semplice e luminosa che trasforma i Coldplay in un fenomeno internazionale. Segue “Trouble”, ballata al pianoforte che conferma la vena più delicata della band.

“Parachutes” debutta al primo posto in Gran Bretagna, riceve la candidatura al Mercury Prize e, negli Stati Uniti, vince il Grammy Award come miglior album di musica alternativa. Ad oggi ha venduto oltre 13 milioni di copie nel mondo.

“A Rush of Blood to the Head”

Il secondo album è quello della consacrazione. “A Rush of Blood to the Head” esce il 26 agosto 2002, ancora una volta coprodotto con Ken Nelson, e alza il livello della scrittura e degli arrangiamenti. “In My Place”, “The Scientist” e soprattutto “Clocks”, con il suo arpeggio di pianoforte diventato immediatamente riconoscibile, portano la band nelle classifiche di tutto il mondo. Il disco va al primo posto in dodici Paesi e supera i 17 milioni di copie; è anche uno degli album più venduti del Regno Unito nel primo decennio del secolo. Arrivano altri Grammy Award: di nuovo quello per il miglior album alternativo e, con “Clocks”, il premio per la registrazione dell’anno.

“X&Y”

Le attese sul terzo album sono enormi, e la lavorazione è lunga e travagliata. “X&Y” esce nel giugno 2005 e debutta al primo posto in classifica in decine di Paesi, diventando l’album più venduto al mondo di quell’anno, con circa 8,3 milioni di copie. Il suono si fa più ampio e stratificato, con un uso più marcato dei sintetizzatori, e singoli come “Speed of Sound” e “Fix You” mostrano una band capace di crescere senza perdere la propria identità emotiva. Il passo successivo, come vedremo nel prossimo episodio, sarà quello di rimettersi completamente in discussione.

Ascolta

Il primo ascolto della settimana è malinconico, come lo era il debutto dei Coldplay: da “Parachutes” vi proponiamo “Trouble”. Buon ascolto!

Fonti

– Coldplay — Wikipedia (EN)

– Parachutes (Coldplay album) — Wikipedia (EN))

– A Rush of Blood to the Head — Wikipedia (EN)

– X&Y — Wikipedia (EN)


Musical Disclosure è la rubrica di BLOM Community dedicata alla scoperta della musica, a cura di PERFORM School of music®.

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