Musical Disclosure — Episodio 52: Duran Duran

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Introduzione

Dall’Italia torniamo in Gran Bretagna, e più precisamente a Birmingham, città natale dei Duran Duran. In questa settimana di Musical Disclosure raccontiamo una band che negli anni Ottanta ha capito prima di chiunque altro quanto l’immagine potesse contare quanto il suono, e che proprio per questo è diventata un fenomeno globale. Primo appuntamento: gli esordi e il decennio d’oro.

Duran Duran — gli anni Ottanta

Dal Rum Runner alla EMI

I Duran Duran nascono nel 1978 per iniziativa del tastierista Nick Rhodes e del bassista John Taylor, insieme al cantante Stephen Duffy. Il nome viene da un personaggio di “Barbarella”, il film di fantascienza con Jane Fonda, il dottor Durand Durand. Dopo qualche cambio di formazione, nel 1979 arriva il batterista Roger Taylor, e tra aprile e maggio 1980 si completano i ruoli con il chitarrista Andy Taylor e il cantante Simon Le Bon. Nessuno dei tre Taylor è parente degli altri: una coincidenza che negli anni ha alimentato non poche confusioni.

La base operativa è il Rum Runner, locale di Birmingham dove la band diventa gruppo residente e i cui proprietari, i fratelli Berrow, ne assumono la gestione. È lì che prende forma l’estetica che li renderà riconoscibili: la cura maniacale per il look, l’abbigliamento ricercato, un rapporto stretto con la scena new romantic. A fine 1980 arriva il contratto con la EMI.

“Planet Earth” e l’esordio

Il primo singolo, “Planet Earth”, sale al dodicesimo posto della classifica britannica nel febbraio 1981 e già nel testo cita esplicitamente i “new romantics”. L’album d’esordio, “Duran Duran”, esce a giugno: arriva al terzo posto in UK e diventa platino. Il secondo singolo, “Girls on Film”, fa scandalo soprattutto per il video diretto da Godley & Creme, con scene esplicite pensate per i club, che MTV trasmette solo in versione pesantemente tagliata. È il primo segnale di un’intuizione decisiva: per i Duran Duran il videoclip non è un accessorio promozionale, ma parte integrante dell’opera.

“Rio” e la conquista del mondo

Il salto definitivo arriva con “Rio” (maggio 1982), secondo posto in Gran Bretagna e trainato da singoli come “Hungry Like the Wolf”, “Save a Prayer” e la title track. Negli Stati Uniti, inizialmente, il disco stenta; poi la riedizione in chiave dance e soprattutto i video girati da Russell Mulcahy in location esotiche, trasmessi a ripetizione da MTV, lo spingono al sesto posto, dove resta in classifica per 129 settimane.

Con “Seven and the Ragged Tiger” (1983) la band ottiene il suo unico album al primo posto in UK, e “The Reflex”, nel remix di Nile Rodgers, va al numero uno su entrambe le sponde dell’Atlantico. Nel 1984 la band vince due Grammy Award per i video, e il tour mondiale viene documentato nel live “Arena”, nel film concerto omonimo e nel documentario “Sing Blue Silver”.

Pausa, defezioni e “Big Thing”

Nel 1985 il gruppo si divide in due progetti paralleli: John e Andy Taylor formano i Power Station con Robert Palmer, mentre Le Bon, Rhodes e Roger Taylor danno vita agli Arcadia. Nello stesso anno arrivano il tema di James Bond “A View to a Kill”, primo posto negli USA, e l’esibizione al Live Aid di Philadelphia. Subito dopo, però, Roger Taylor lascia, esausto, e Andy Taylor prende la strada solista.

Ridotti a trio, i Duran Duran pubblicano nel 1986 “Notorious”, coprodotto da Nile Rodgers e più vicino al funk, con il chitarrista Warren Cuccurullo come turnista. Il decennio si chiude con “Big Thing” (1988), un disco più sperimentale, contaminato da dance e house, da cui viene estratto “I Don’t Want Your Love”.

Ascolta

Il primo ascolto della settimana non poteva che essere il brano con cui tutto è cominciato: ecco “Planet Earth”. Buon ascolto!

Fonti

– Duran Duran — Wikipedia (EN)

– Duran Duran (album 1981) — Wikipedia (EN))

– Rio (Duran Duran album) — Wikipedia (EN))

– Duran Duran — sito ufficiale


Musical Disclosure è la rubrica di BLOM Community dedicata alla scoperta della musica, a cura di PERFORM School of music®.

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