Introduzione
Questa settimana Musical Disclosure entra per la prima volta nel mondo della Motown, con un artista che ha segnato la storia della black music e ha influenzato generazioni di musicisti ben oltre i confini del soul: Stevie Wonder. Cantante, polistrumentista, autore e produttore, è uno dei pochi artisti capaci di unire successo popolare, sperimentazione e impegno civile.
Stevie Wonder — il bambino prodigio della Motown
Stevie Wonder nasce come Stevland Hardaway Judkins il 13 maggio 1950 a Saginaw, nel Michigan. Venuto al mondo prematuro, perde la vista a causa della retinopatia del prematuro, una complicazione all’epoca poco conosciuta. Quando ha quattro anni la famiglia si trasferisce a Detroit, la città che di lì a poco diventerà la capitale della musica nera americana. Il talento si manifesta prestissimo: da bambino Stevie impara pianoforte, armonica e batteria, e canta nel coro della chiesa.
A undici anni la svolta. Grazie a Ronnie White dei Miracles, che lo sente cantare, il ragazzo ottiene un’audizione alla Motown. Berry Gordy, fondatore dell’etichetta, lo mette subito sotto contratto per la sussidiaria Tamla, e il produttore Clarence Paul gli affibbia il nome d’arte che lo accompagnerà nei primi anni: “Little Stevie Wonder”. I primi dischi raccontano un artista ancora in cerca della propria voce. “A Tribute to Uncle Ray” (1962) è un omaggio a Ray Charles, mentre “The Jazz Soul of Little Stevie” mette in mostra le sue doti di strumentista.
“Fingertips” e gli anni Sessanta
Il successo arriva nel 1963 con un disco dal vivo, “Recorded Live: The 12 Year Old Genius”, trainato dal singolo “Fingertips”. Un brano strumentale guidato dall’armonica, registrato in concerto con tutta l’energia di un ragazzino sul palco, che arriva in vetta alla Billboard Hot 100: a tredici anni, Stevie è il più giovane artista di sempre a raggiungere il primo posto in quella classifica.
Nel corso del decennio, con la voce che matura e la scrittura che si affina, arrivano successi come “Uptight (Everything’s Alright)”, “I Was Made to Love Her” (1967) e “For Once in My Life” (1968). Accanto ai brani originali, Wonder non teme di confrontarsi con il repertorio altrui, come dimostrano le sue versioni di Bob Dylan e dei Beatles: un segno precoce di quell’apertura verso il pop e il rock che caratterizzerà tutta la sua carriera.
Verso l’indipendenza
Il 1970 è un anno chiave. “Signed, Sealed, Delivered I’m Yours”, scritto insieme alla cantautrice Syreeta Wright, a Lee Garrett e alla madre Lula Mae Hardaway, è il primo singolo che Wonder produce interamente da solo. Il brano arriva al terzo posto della Hot 100, resta sei settimane in vetta alla classifica R&B e gli vale una nomination ai Grammy Award. Lo stesso anno Wonder sposa Syreeta Wright, con cui collaborerà anche nei dischi successivi.
È l’ultimo passo prima della vera rivoluzione: nel 1971, compiuti ventun anni, Wonder rinegozia il contratto con la Motown e ottiene il pieno controllo creativo sulla propria musica. Con quella libertà sarà pronto a scrivere alcuni dei dischi più importanti del Novecento, come racconteremo nel prossimo episodio.
Ascolta
Oggi vi proponiamo proprio “Signed, Sealed, Delivered I’m Yours”, il brano con cui Stevie Wonder si presenta per la prima volta come produttore di se stesso. Buon ascolto!
Fonti
– Stevie Wonder — Wikipedia (EN)
– Signed, Sealed, Delivered I’m Yours — Wikipedia (EN)
– Fingertips (Stevie Wonder song) — Wikipedia (EN))
Musical Disclosure è la rubrica di BLOM Community dedicata alla scoperta della musica, a cura di PERFORM School of music®.
