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Rumore britannico

Immaginare un mondo senza musica è praticamente impossibile. Volontariamente o meno, siamo costantemente immersi in un mondo musicale, dalle cuffiette sul bus all’ultima pubblicità di shampoo. Ognuno di noi ha però un modo diverso di guardare a questa forma d’arte (e sarebbe bene ricordarci che si tratta proprio di questo) e vi si è avvicinato/a percorrendo numerose vie.

Prima si ascolta, poi si suona. Questo avvertimento per il compare rumoroso in sala prove nasconde qualcosa di più. Suonare uno strumento è affare di chi nel tanto abituale sottofondo della nostra vita che è la musica, indipendentemente dai generi, trova qualcosa di speciale, a livello sia intellettuale sia emotivo. Nel mio caso, un gruppo non particolarmente sofisticato e pacato come gli AC/DC mi ha trascinato nel mondo della musica nel modo più semplice e immediato: facendo rumore. I loro brani sono tutti uguali, fanno sempre gli stessi accordi e quel sessantenne dovrebbe smetterla di vestirsi così. Però è difficilissimo ascoltarli senza battere i piedi a tempo, senza scuotere la testa. La musica muove, e gli AC/DC muovono forte. 

Questo è forse ciò che avvicina tutti alla musica in primissima battuta, poi ognuno di noi trova il proprio percorso fatto di artisti, generi, album e quant’altro.

Personalmente apprezzo molto la figura artistica di Sting. Fin qua nulla di particolarmente originale, ma credo che in questo leggendario bassista si possano trovare dei tratti essenziali della musica che cerco sempre di tenere a mente. Al di là dell’origine operaia del personaggio, che lascia intravedere un tratto vagamente emancipatore della musica, Sting suonava jazz prima del successo con i Police, e questo è ciò che motiva a cercare di spingere un po’ più in là i confini della propria comfort zone e a dedicarsi allo studio “vero e proprio”. La parte meno nota della carriera solista di Sting contiene un altro grande insegnamento: sperimentare. Spaziare in diversi generi, anche quelli apparentemente più insulsi, si rivela quasi sempre un’esperienza particolarmente importante. Infine, il terzo motivo per cui questo artista è una continua fonte di ispirazione, questa un po’ più personale, è che è riuscito a fondere tutti questi elementi in una musica accessibile e godibile per tutti.

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