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E’ nato prima il canto o la tecnica?

La nuova rubrica “La palestra vocAle“ di Alessandra Turri prende il nome dal progetto didattico omonimo di cui è autrice.
Gli articoli tratteranno diversi argomenti che forniranno spunti riguardo l’approccio allo studio del canto e alle esperienze professionali.

Con il nuovo articolo, Alessandra Turri continua la serie di pubblicazioni iniziata proprio ad agosto.

La redazione di BLOM

Introduzione

Non credo debba arrivare io a dirvi che è nato prima il canto.
Lo so, lo so.
Ovviamente è una sorta di provocazione sull’importanza che si dà alla tecnica pensandola solo come un insieme di regole e procedimenti standard da seguire meccanicamente.

L’importanza della tecnica è innegabile.
Lo studio di una qualsiasi tecnica, in ogni ambito, è indispensabile per diventare consapevoli e acquisire padronanza.
Come dice una delle definizioni in rete:

La tecnica implica l’adozione di un metodo e di una strategia nell’identificazione precisa degli obiettivi e dei mezzi più opportuni per raggiungerli

Questo porta a pensare che ogni cosa si possa imparare acquisendo la tecnica necessaria. E il concetto non fa una piega.

Parallelamente però si parla di talento, dell’innata capacità di alcuni eletti.  Sembra pazzesco, se non improbabile, che alcuni riescano a raggiungere grandi risultati senza, apparentemente, studiare nessuna tecnica.

Ho sempre amato cantare e di conseguenza ho ascoltato, vissuto, amato la musica.

IMPOSTAZIONE

Da quando ho iniziato ad approcciarmi allo strumento, mi hanno detto che era necessario impostare la voce così come l’attore, il presentatore, il deejay radiofonico lavorano sull’impostazione della voce parlata.

Questo verbo “impostare”, devo dire la verità, mi stava un po’ stretto.
Era molto lontano dal concetto di sfogo, piacere, flusso di libertà che ricercavo nella musica e nel canto, ma, per “fare bene“, mi han detto che era assolutamente necessario passare da lì e quindi io, armata di passione e tanta volontà, mi ci sono affidata.

Le prime guide che ho avuto purtroppo mi facevano eseguire esercizi preimpostati e sterili senza spiegarmi i meccanismi, e come, quando, dove attuarli mentre cantavo dei brani.

Mi ritrovavo a fare vocalizzi su libri classici per mesi senza trovare applicazione a quello che poi avrei dovuto mettere in pratica  nella mia rock band dell’epoca.

La mia voce invece di migliorare diventava sempre più tesa, artefatta, si certo a tratti gradevole, ma estremamente trattenuta e insicura.

La tecnica vocale come mera esecuzione di esercizi, per quanto sicuramente validissimi, ma scevra di ogni tipo di consapevolezza, stava rischiando di peggiorare le cose.

CONSAPEVOLEZZA

Ho così cambiato percorso e, legata come un salame con l’istinto tarpato dall’insicurezza, mi sono affidata ad un metodo che finalmente mi faceva “vedere” lo strumento.

Ho analizzato così, senza sforzo, i meccanismi della voce, di come funziona e di come il nostro corpo e la nostra mente sappiano governarla e valorizzarla, in assenza di giudizio, insicurezze, blocchi e chiusure dati da esperienze acquisite fin da piccoli (direi indotte, spesso inconsapevolmente da genitori, fidanzati, amici, parenti,…).

Finalmente, grazie alla consapevolezza nell’utilizzo della tecnica, sentivo la mia voce migliorare.

A quel punto ero nel pieno dell’adolescenza, con la paura del giudizio alle stelle.

Facevo concorsi per mettermi un po’ alla prova circondata da altri che, come me, facevano di tutto per dimostrare di essere all’altezza.
In una continua gara a chi fa il vocalizzo più alto, il brano più difficile e in tonalità originale, l’acuto mai raggiunto prima e chi più ne ha più ne metta.

Tutto ciò che volevo era togliermi quel gancio che sentivo nella gola e non mi permetteva di esprimermi come avrei voluto.

Ora che ero consapevole dei meccanismi, dovevo solo ricordarmi il mio perché, in quel momento cantavo, miglioravo, ma non mi stavo più divertendo.

In fondo in alcune lingue il verbo per indicare il “suonare uno strumento” è uguale a “giocare” (to play= in inglese, spielen=in tedesco jouer= in francese), ci sarà un motivo.

Suonare, to play, spielen, jouer

ESIGENZA

E allora sono tornata indietro ricercando il motivo per cui da piccola canticchiavo qualsiasi cosa, liberamente, per la strada, senza filtri (impensabile per me in quel momento).

L’esigenza primordiale dello sfogo e della comunicazione con se stessi e poi col mondo. E così, cavalcando questa sensazione ho ritrovato lo smalto, l’esigenza espressiva e si è mosso tutto il corpo a mio favore.

Ora torniamo indietro al secondo paragrafo di questo articolo.  

Parlavo di artisti che hanno questa capacità innata senza, apparentemente, aver studiato alcuna tecnica.

La mia esperienza e i miei studi mi hanno portato a pensare che in realtà loro siano più aperti e più liberi mentalmente perché la loro esigenza di comunicazione è talmente forte da bypassare ogni tipo di filtro negativo a favore dell’istinto innato che la tecnica giusta la “conosce” già (non che non abbiano insicurezze o tormenti, anzi, ma riescono a volgerli in positivo).

Nel tempo, con i voli meravigliosi ma anche con le cadute, quindi con l’esperienza, hanno acquisito su di sé consapevolezza e gestione del suono.

Il talento innato credo proprio arrivi da lì, saper “sfruttare” all’ennesima potenza la natura.

Ad esempio pensate a quando dobbiamo raccontare qualcosa di fighissimo a un amico.
La postura cambia, il respiro cambia, la gestualità e l’espressione del volto e degli occhi cambiano e di conseguenza la voce diventa più decisa, aperta, incisiva, articolata.

Ecco, non è che avete prima pensato a cosa attivare fisicamente per parlare in quel modo, avevate semplicemente una forte esigenza nel dire quelle cose. Così se siete insicuri o impauriti o tesi la voce peggiorerà.

ESIGENZA”+TECNICA+CONSAPEVOLEZZA

Se conosci i meccanismi e ne diventi consapevole e ti lasci guidare dalla tua esigenza espressiva ecco che canterai di nuovo libero come prima di iniziare a studiare la tecnica, ma finalmente al tuo massimo potenziale.

canto
Prima il canto

Formazione e didattica

Per informazioni sui corsi di canto che svolgo presso la Perform School of music oppure per il progetto didattico “La palestra vocAle” (da cui prende il nome la rubrica), visita la pagina dedicata sul sito ufficiale.

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