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“E così ho iniziato una rivoluzione dal mio letto…”

Prima superiore. Avevo iniziato a suonare la chitarra classica da circa due anni ma non mi ero spinto oltre il giro di accordi de “Il gatto e la volpe”. Durante l’ora di musica alle medie ognuno poteva portare una canzone da ascoltare, di tanto in tanto, dopo la corale fallimentare esecuzione della melodia di “Titanic” con il flauto dolce. Un mattino ascoltammo “Wonderwall” degli Oasis e da allora iniziai ad ascoltarla almeno una volta al giorno sul mio MP3. Ma non conoscevo altre canzoni degli Oasis finché un pomeriggio torno a casa da scuola e decido di scaricarne tutta la discografia da eMule e mettermi coricato sul letto di camera mia ad ascoltarla. Facevo prima superiore, appunto. Quel pomeriggio ho scoperto il rumore della chitarra elettrica e me ne sono innamorato. 

Non che non l’avessi mai sentito prima, ma se dovessi dire a qualcuno il momento preciso in cui ho deciso di prendere in mano la chitarra elettrica, sicuramente sarebbe questo. Ero coricato sul letto di camera mia, dicevo, e faccio partire il primo album: “Definitely Maybe”. Play. Prima canzone. Parte leggera ma in sottofondo sento già la distorsione e un brivido mi pervade. Poi il ritornello, prepotente. I’m a rock’n’roll star. Sì, sono una star del rock’n’roll. Voglio esserlo.

Quella voce raschiata e allo stesso tempo angelica. Le vocali protratte in modo esagerato con quell’accento britannico. Scenari così reali ma anche psichedelici. Quella musica mi afferra, mi stringe, mi lancia verso l’alto. Sofferenza ma anche voglia di vivere appieno. In eterno. “Live forever”. Sì, vorrei vivere per sempre. Vivere e basta. Volare. Respirare.

I need to be myself. Non sapevo perfettamente l’inglese, ma il testo di “Supersonic” mi arrivò dritto al cuore senza saperlo decifrare completamente. Ho bisogno di essere me stesso. Non posso essere qualcun altro. Ma vorrei. E con queste canzoni sento di poter essere chi voglio. Mi sento trasportato dalla nebbia della provincia di Torino direttamente tra le strade di Manchester.

Questi sono solo alcuni dei brani che compongono il primo album degli Oasis. Il miglior disco d’esordio di una band degli anni Novanta a detta di molti. Per me il miglior disco d’esordio di tutti i tempi. Il titolo ossimorico (“definitivamente forse”) portò il gruppo inglese che allora era senza un lavoro, con il sussidio di disoccupazione, ad essere una tra le band più conosciute al mondo. E con loro conquista le classifiche il genere che tutti conosciamo come “britpop”, che proprio a Manchester affonda le sue radici. In particolare dalla scena “baggy”, sviluppatasi tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi degli anni Novanta. I gruppi che facevano parte di quella scena, nota anche con il nome di “Madchester”, si caratterizzavano essenzialmente da una originale fusione di alternative rock, rock psichedelico, funk, hip-hop, alternative dance e acid house. Altri elementi identificativi del fenomeno sono le ritmiche ripetitive, l’atteggiamento punk, i pantaloni oltremisura, il frequente utilizzo dell’effetto wah-wah con la chitarra e le strutture delle canzoni che riprendono lo stilema classico della musica pop, ma con arrangiamenti e lunghezza moderni.

The Stone Roses, tra i gruppi più conosciuti della scena Baggy

Oltre a questa naturale derivazione, gli Oasis hanno sempre affermato di essere stati affascinati ed ispirati dai Beatles, dalle loro melodie e dal loro modo di comportarsi. All’ex Beatles John Lennon è ad esempio dedicata l’apertura di “Don’t look back in anger”, il mio pezzo preferito degli Oasis, appartenente all’album “(What’s the story) Morning Glory?”, il primo che vede in qualità di frontman Noel in sostituzione a Liam.

Ascoltando poi altri album ed informandomi di più sul gruppo venni a conoscenza dei continui litigi tra i fratelli Gallagher, del fatto che facessero uso di acidi per comporre le canzoni, dal loro atteggiamento trasgressivo… ma ciò non fece che alimentare ancor più l’aura magica e rock che si può percepire all’ascolto un loro brano o quando si parla di loro. Qualcuno pensa siano sopravvalutati, ma per me hanno rivoluzionato il modo di fare musica. E hanno fatto venire voglia a milioni di adolescenti come me di iniziare la loro piccola rivoluzione. So I start a revolution from my bed…

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